Il re del mondo…

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Marika ha 5 anni ed è la bambina più bella che possiate immaginare.
Ha denti da latte bianchissimi tutti separati l’uno dall’altro. Alcuni si muovono così tanto che il topino dei denti sta già mettendo mano al portafogli.

Oggi è sola Marika. Per una serie di coincidenze che poco interessano, passerà la giornata con me e mia moglie.
Marika è il sole con i suoi capelli biondi racchiusi in una treccia. E sorride. Sorride sempre.

Parla già molto bene per essere così piccola e, quando usciamo, è un po’ titubante. Lo sa che i suoi genitori la verranno a prendere questa sera, ma ha un po’ paura a lasciare casa.

Poi, convinta dalla mamma e da mia moglie, viene con noi. E’ sabato e quindi non deve andare all’asilo, ma si è preparata lo zainetto ugualmente quasi come fosse un feticcio da portare sempre con sé… le dà sicurezza.

Quel coso è davvero piccolo. Ci sta un succo di frutta ed una bambola.
E’ rosso, con tante stelline gialle ed una luna sorridente.

“Andiamo al parco?” chiedo. “Va bene” risponde. Si siede dietro in macchina e si mette la cintura. Mia moglie è a fianco a lei. Dallo specchietto le faccio notare la bella giornata… non sembra granché interessata all’evento… Antonella, mia moglie, le fa vedere il mare dal finestrino coi bimbi che giocano in spiaggia, ma la sua attenzione è altrove.

Cerco di immaginarmi cosa stia pensando… e come farle passare una giornata intera!
Arriviamo al parco dopo aver parcheggiato e le dò un compito: “Ricordati bene dove è la macchina, sennò poi non la ritroviamo più”, dico sorridendo. Lei squadra l’automobile nera che ci ha portato lì, si guarda intorno con attenzione e dà la mano ad Antonella.

La guardo assieme a mia moglie… mi viene quasi un nodo in gola. E’ così piccolina… così indifesa…

Arriviamo al parco e cerchiamo in tutti i modi qualcosa da fare. Le corse, i palloni, il frisbee. Niente sembra attrarre troppo la sua attenzione.

Con un po’ di rassegnazione andiamo in spiaggia. Lei fa il bagno controllata a vista e poi, infreddolita, si chiude nell’accappatoio grosso due volte lei.

Sono un po’ triste… stiamo insieme da qualche ora e non mi ha ancora quasi rivolto la parola. Così, per passare il tempo, disegno sulla sabbia.

Marika si illumina: “Cosa fai?”
“Un cuore”, rispondo.
“Nella sabbia?”
“Certo!”
“Mi fai vedere?”

Cominciamo a fare disegni di tutti i tipi. Principesse, maghi,  cavalieri e cavalli, bambini, alberi, sole, nuvole, e ancora pesci, palloni, case, perfino Dio si può disegnare.

E sorride, mi parla, mi racconta di lei… e di suo papà e sua mamma… sua mamma dice le brutte parole a suo papà e quindi si sono separati. Suo papà non le vuole bene, dice lei, perché non le lava i capelli e non le sorride… conosco bene entrambi e so che stanno passando un momento difficile.

“Ci parlo io con papà” la rassicuro “probabilmente è solo sovrappensiero”… e continuiamo a disegnare e scherzare. Andiamo in acqua e giochiamo. Le insegno a “fare il morto” e lei con entusiasmo chiama Antonella e le fa vedere come ha imparato bene. Poi giochiamo a schizzarci, lei mi salta in testa e io fingo di annegare, ridiamo e scherziamo.

Non esiste più dolore. Il mondo intorno non c’è più. Siamo solo noi tre. Non ci sono guerre. Non ci sono malati o poveri. C’è solo un piccolo felice mondo nel quale siamo entrati e dal quale non voglio più uscire.

Tuttavia la realtà è diversa e dobbiamo, a malincuore, prepararci al ritorno. L’asciugo per bene e la porto a fare pipì. Ma sto fuori, l’accompagna Antonella: “Il bagno è solo per le signore”, le sorride Antonella.

Le guardo entrambe. Danno un senso alla parola amore, alla parola sacrificio, alla parola fiducia ed a tutte le parole che sono così difficili da dire quanto da capire.

Torniamo verso l’auto… Marika mi vede un po’ triste, probabilmente, perché “Sei arrabbiato?” mi chiede. Non lo sono affatto… vorrei solo che oggi non finisse mai. Mi abbraccia e mi dà la mano: “Ti siedi dietro vicino a me?” mi sussurra con un po’ di imbarazzo.

Eccomi! Sono qui! Sono io! Sono invincibile e bello! Sono ricco e potente! Sono amato da tutti! Sono… IL RE DEL MONDO!!!

Se ci ripenso, ancora adesso non capisco bene… non ho ancora avuto la gioia di essere padre, ma se è così, lo voglio essere mille volte mille. Quella manina nella mia, quel riconoscimento di fiducia e quella valanga d’amore non hanno un prezzo… non si comprano, non le vende nessuno, non puoi trovarle facilmente… ogni tanto qualcuno te le omaggia e basta. E tu puoi solo prendere questa onda d’urto cercando di restare in piedi mentre le ginocchia tremano. Non hai mai sentito così tanto… non ti sei mai sentito così tanto. E vorresti abbracciarla forte, e baciarla, e stringerla a te, e dirle che daresti tutto per poter essere tu suo padre, per poterla proteggere da tutto e tutti, per poterle lavare i capelli tutti i giorni e per passare le notti insonni a guardarla dormire lì, assieme all’altro dono più grosso che potessi mai ricevere.

Perché in quelle notti non si può dormire. Non si può perdere tempo così. Bisogna cibarsi con gli occhi di quella innocente bellezza… Ma Marika non è mia figlia… devo riportarla a casa sua e lo facciamo a malincuore.

La sera, tornando a casa, Antonella ed io ci sentiamo soli… ci manca la piccola Marika che mai più rivedremo… ci rimarrà solo uno splendido ricordo di una splendida giornata.

Ma quel cosino di 20 chili ci ha cambiati… ci ha messo qualcosa nel cuore e sappiamo che non ne potremo fare a meno per molto… così, piano, piano, la tristezza lascia il posto alla speranza della felicità.

Ora va tutto bene… ora possiamo tornare a casa…

“Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare.” Mt. 18, 6