L’abitudine alla presunzione di colpa


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Rimango sempre più stupito dall’abitudine alla presunzione di colpa che ormai abbiamo sviluppato.
Ci abbiamo fatto il callo e ci sembra normale, ma non è così.
Venerdì pomeriggio ho parcheggiato in un normale parcheggio a pagamento di Genova dove sono rimasto per circa un’ora. 

Tempo fa, onde evitare di cercare spiccioli a destra ed a manca, feci un abbonamento ad un servizio telefonico. Molto semplicemente quando parcheggio è sufficiente che chiami un call center ed indichi il numero di parcheggio nel quale mi sono fermato. Una tesserina adesiva sul mio parabrezza con identificativo univoco permette a chi si occupa della gestione dei pagamenti di constatare che io abbia attivato la sosta.

La sosta è stata attivata, ma al mio ritorno ho trovato una multa da 40 euro in quanto il parcheggiatore, probabilmente, non l’ha notata.
Tutto questo sarebbe molto semplice da gestire. Si chiama il call center, si avvisa dell’errore e via.

Invece no.
Mi è richiesto di presentarmi in orario d’ufficio (dovendo quindi prendere un’eventuale permesso) alla direzione di Genova Parcheggi. A questo punto portare sia la multa che la prova che il pagamento era stato effettuato.
fare la mia mezz’oretta di coda e vedermi così annullata la sanzione.

Quando ho gentilmente fatto notare che la cosa non solo non mi era possibile, ma non la reputavo neppure corretta in quanto l’errore non è stato mio, la risposta è stata molto semplice: “Aspetti la multa a casa ed eventualmente la contesti”.

Ora chiedo a voi, ho io una visione distorta della realtà o dovrebbe essere il contrario? Non esiste più la presunzione di innocenza fino a prova contraria? La mia buona fede ed il mio modo civile di comportarmi contano così poco?

Io non credo e, con un po’ di ansia, aspetto una risposta sensata da Genova Parcheggi.

Stay tuned…